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Sullo sfondo accade di tutto di Valentina Gaglione

Archivi per il mese di “gennaio, 2013”

Il mostro è l’opposto

Il mostro è l'opposto.

Il mostro è l’opposto

La paura di vivere

e’ un mostro stanco

Ogni centimetro d’astrazione

è fetta d’indicibile solitudine.

Tempo che scivola senza lasciare battito.

 

Un mostro malinconico,

arruolato dalla pulizia sociale

nella parte del cattivo che cambia età e storia

ma se gli parlo scopro

che fa parte di me, anche ora.

 

I denti aguzzi che digrigna oggi,

ieri erano bianche ali d’angeli.

Valentina Gaglione

Tutti i diritti riservati©

Illustrazione di Fabio D’Angelo

l_una e un quarto circa

Mandalas mantrico poi sfogo

Mandalas mantrico poi sfogo.

Mandalas mantrico poi sfogo

Prendi la rabbia e spaccala in due,

come una noce

Dentro ci troverai i frutti del dolore,

Prendili e spaccali

in piccole scaglie.

Ora guardale,

sono solo piccoli pezzetti di dolore

simili a sbucciature sul ginocchio di un bambino

Con questa consapevolezza puoi andare avanti un giorno,

forse due, o anche tutta la vita.

Chi lo sa?

La penna scorre fluida, ed è mattina.

E’ la punta del giorno appena nato

che s’incontra con la coda della notte,

una delle tanti insonni.

Trascorsa a leggere, pensare,

accoccolarsi al letto,

rincorsa dalla voglia di alzarsi

per sistemare il mondo intorno.

Palliativo dell’esigenza di sistemare,

prima di ogni cosa, lo spazio dentro se.

E non c’è niente di nuovo.

Riempire il tempo,

mentre ci si accontenta

di surrogati di bellezza.

Sono una che attende e si fa attendere,

che lascia la vita e l’ascia di guerra.

Come il migliore dei pittori

mi chiedo quale sia il colore giusto

per dipingere questo pezzo d’esistenza

e come il peggiore dei dilettanti,

sbaglio tinta.

Questo verde fluo

non c’entra con la pacatezza che mi riservavo di trasmettere,

ma forse, anche nell’errore non c’è casualità.

Il traffico del mattino

si accende sempre più

e sempre più somiglia all’acidità

di questa tinta che lasciva lascia

geroglifici illeggibili e illegittimi

Voleva essere un mandalas,

un mantra ma ha preso la via dello sfogo

come acneici punti virulenti

sul viso di un adolescente.

Forse queste facciata è la più semplice da riempire.

Perchè?

Perchè è l’ultima.

E dopo? Cosa farò dopo?

Laverò i piatti?

Spazzerò il pavimento?

Pulirò il cesso?

Ma ho fretta io?

Dal tempo che spreco,

per fare quello che sto facendo,

non si direbbe.

Non si direbbe

che io sia un bianconiglio

con l’orologio sempre a vista

e la corsa facile tra le zampe.

Eppure appena avrò finito,

la testa comincerà a saltare,

nuovamente

da un punto all’altro

Non si riposa mai,

o non ha ancora trovato il metodo

per andare almeno un giorno in ferie.

Per questo penso che sia una stupida

Cosa manca per giungere all’ovvietà?

Nulla, proprio nulla.

Valentina Gaglione

Tutti i diritti riservati©

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Va bene così (andate in guerra)

Va bene così (andate in guerra).

Va bene così (andate in guerra)

“Va bene così”

l’ho detto alla maestosa montagna

Come un primitivo arreso

alla sconvolgente grandezza della natura

“Va bene così”

l’ho detto seguendo il cerchio alla testa

e il pulsare del ventre

arreso alla nuova luna

di dolori conosciuti solo alle donne

“Va bene così”

l’ho detto nuotando nell’imbarazzo

e nella tenerezza ravvisata

poi sparsa tra una parola e l’ennesimo respiro

di malinconia insoddisfazione.

L’ego fa eco a se stesso

i lego fanno giocare ma educano al possesso

Esso è benzina

benzina è possesso

Il sogno è finito andate in guerra!

Valentina Gaglione

Tutti i diritti riservati©

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I tempi di una sigaretta (un terrazzo di déjà vu)

Il mio centro è una casa

con pareti che respirano

il ritmo nobile dell’animo

di chi mi è parallelo

Il mio centro è capitale di sorrisi,

interiorità sparse su un terrazzo di déjà vu.

Fichi d’india, cactus

e tetti spioventi.

Pietre laviche commoventi

hanno voce di mercanti,

l’accento basso a cantilena

e passo lento di gente vera

Ricordi e visioni future

nel sole mendicato da lustri,

ora

fiorente sulle carni,

le pieghe delle mani,

gli abiti e il caffè.

Decantazioni di strade e libertà,

tra mare e vulcano,

nelle orme di ciò che ho dato

nell’immenso di ciò che ho ricevuto

Sorgono

spontanee,

senza suppliche sfibranti,

come germoglia, suo malgrado,

un fiore,

tra marciapiede e strada

Ho l’arsura del deserto

ma brindo alla bellezza.

Giustizia

all’argento vivo

di una nuova consapevolezza

I tempi sbagliati

per aspirare una sigaretta

li scopri  in alto.

Su un vulcano

un onda

un terrazzo.

Valentina Gaglione

Tutti i diritti riservati©

Immagine

Atavica forza

Al tramonto

di un sole d’Africa

passi e danza primordiali

seguivano il pulsare

di tutte le paure del mondo

Si scoprì poi,

che erano secche radici,

malvagie strutturazioni del pensiero

Quando i passi

decisero di seguire la vita

allora si divenne padroni dei piedi

e di tutto il vibrare del corpo

E si ballo,

si ballò con la frenesia dell’incoscienza

E si ballò,

si ballò con il dominio della forza

Si ballò,

si ballò con la conoscenza dei riti

sacrificando muscoli e parole

L’animale più temuto

si palesò con un ruggito, profondo cupo

e lo spazio fu riempito di terrore,

gli arbusti ritirarono le spine

e pareva che nessuna forza madre

potesse più vivere e proteggere

E allora si ballò,

si ballò più forte

d’innanzi alla criniera infuocata di fame

Si ballo,

si ballò d’innanzi ai suoi occhi lucidi

Si ballo,

si ballò dominando ogni paura

Si ballò,

si ballò facendo più rumore

Si ballò, attirando energie dai quattro punti della sfera

creando potenza e meraviglia,

fluide tra gli arti

appartenenti al terreno e al cielo

all’aria e all’acqua, agli insetti e alle stelle

Si ballò, si d’ammansire il leone

e lui ballò con noi

in un’unica e sola

scintilla divina.

Immagine

Valentina Gaglione

Tutti i diritti riservati©

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